L’Italia non ha abbandonato la mentalità della lira

«Le persone che negoziavano (Ciampi e Prodi) erano considerate garanti dai tedeschi: si diceva allora che l’Italia avesse abbandonato per sempre la mentalità della lira. Mai più!». Così Edmund Stoiber, l’ex uomo forte della Dc bavarese che sospettava che l’Italia avesse centrato il criterio del deficit grazie a una “contabilità creativa”, spiega a Linkiesta perché alla fine si convinse a lasciarci entrare nell’euro. «Purtroppo – continua – tutto questo è rimasto una grande eccezione».

A 70 anni, e a quattro dal suo ritiro della vita politica, Edmund Stoiber resta una presenza influente in Germania e in Baviera, di cui è stato ininterrottamente presidente dal 1993 al 2007. Per 15 anni uomo forte della Csu, la Dc bavarese, ha tenuto a lungo sulle spine i vertici di Unicredit prima di arrendersi all’inevitabile: la vendita della banca Hvb agli italiani. La sua figura è ancora molto apprezzata e al suo arrivo al festival di Bayreuth a inizio di questo mese ha avuto molti più applausi della Cancelliera Merkel. Come ogni buon tedesco, è assestato sulla linea del rigore. Quando era primo ministro cristiano-sociale della Baviera, Stoiber chiese verifiche sulla possibilità che l’Italia avesse centrato il criterio del deficit grazie a una “contabilità creativa”. «L’Italia – scriveva allora il settimanale di Monaco Focus – è considerata un fattore di rischio dell’unione monetaria. I critici ritengono che Roma abbia fatto opera di cosmesi con i propri conti pubblici». Ma oggi sulla moneta unica europea non ha dubbi: «L’uscita dall’euro non è una soluzione, e non ci salverà. Comunque, le riforme andranno fatte, e servirà maggior disciplina nella tenuta dei conti pubblici. Non ci sono scorciatoie per emergere dalla crisi».

Pensa che l’euro sia stato un errore? L’unione monetaria è stata troppo frettolosa? La Germania avrebbe dovuto pretendere prima una ristrutturazione del debito di quei paesi che oggi vengono chiamati Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) prima di accettarli nell’euro?

Ovviamente la teoria del “coronamento” è quella giusta. Questa era anche l’idea iniziale, che pure Helmut Kohl ha sostenuto a lungo: prima le riforme, prima un’integrazione politica ed economica, e poi il coronamento della moneta unica. Almeno, l’accordo di Maastricht avrebbe dovuto includere, insieme ai criteri di convergenza, un meccanismo automatico di sanzioni che però la Germania all’epoca non riuscì a inserire. Inoltre, è sopraggiunto l’errore del governo rosso-verde [Spd-Verdi, guidato da Schroeder, ndr], con la Germania paese della stabilità, che ha leso e indebolito il patto.

Perché la Germania e la Francia hanno avuto così tanta fiducia nell’Italia? Perché in seguito il rapporto si è rovinato? La colpa italiana è solo politica?

Il governo tedesco alla fine ha avuto fiducia di Romano Prodi e dell’allora ministro delle finanze Carlo Azeglio Ciampi. Le persone che negoziavano erano considerate garanti dai tedeschi: si diceva allora che l’Italia avesse abbandonato per sempre la mentalità della lira. Mai più! Inoltre l’Italia aveva adottato un piano di risparmio rigoroso che aveva portato il deficit sotto il 3 per cento. Purtroppo tutto questo è rimasto una grande eccezione.

Molti cittadini dei PIIGS credono che la Germania sia stato l’unico paese a godere vantaggi dall’euro, poiché l’euro ha reso possibili i suoi record nelle esportazioni. Quali sono stati gli errori degli altri paesi, non in grado di raggiungere gli stessi risultati?

Ciò è del tutto falso. ovviamente noi tedeschi abbiamo vantaggi, ma anche gli altri paesi avrebbero potuto ampliare i propri mercati e godere di vantaggi esportativi. E hanno anche ottenuto incredibili vantaggi sui tassi di riferimento. Ma i paesi da lei indicati non hanno compeltato le riforme necessarie, per essere competitivi nel mondo. Una riforma Hartz IV [un robusto piano tedesco di riduzione dello stato sociale completato in Germania negli ultimi anni con grande costo politico, ndr] è mancata. Il secondo, grave errore è stato quelli di indebitarsi sempre di più.

Nel 2008 la banca centrale ha alzato i tassi, ma poi li ha dovuti abbassare di nuovo. Negli ultimi tempi la Bce li ha alzati due volte, e i Btp italiani sono entrati in crisi, così come le esportazioni tedesche e l’economia francese. CIò è segnale che una politica monetaria comune è impossibile, o che la politica monetaria deve essere gestita meglio?

Nessuna delle due. È ovviamente una cosa difficile: i paesi che hanno una buona congiuntura devono alzare i tassi, gli altri li devono abbassare. La forza economica delle nazioni [sic] è troppo diversa: le più deboli devono diventare più forti.

E qual è la soluzione? Mantenere l’euro? Tornare a lira e dracma? Un ‘eurosud’ e un ‘euronord’ come propongono alcuni?

La soluzione è: meno debiti e più riforme. Tutti i paesi sono responsabili per l’Europa e non possono accettare un fallimento. Ciò significa maggior disciplina e maggior potere per Bruxelles, di impedire l’eccessivo indebitamento.

A Bruxelles si dovrebbe già iniziare a pensare come facilitare l’uscita dall’euro per chi volesse?

Come detto: prima di tutto bisognerebbe pensare a come riportare la disciplina nel mantenimento dei conti pubblici in Europa.

Un’ultima domanda, a proposito della presenza del gruppo italiano Unicredit in Germania. Qual è la sua opinione sull’operazione, sei anni dopo l’acquisto di Hvb da parte della banca italiana?

Avrei preferito che Hvb rimanesse indipendente. Ma riconosco, naturalmente, che questa fusione oggi ha una posizione forte nel mercato bancario europeo.

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